CHI HA PAURA DEL VIRUS CATTIVO

Il coronarovirus (scientificamente chiamato SARS-CoV-2) che sta causando l’attuale pandemia (scientificamente chiamata COVID-19) è uno dei tanti virus che circolano nel mondo. Anche il comune raffreddore è spesso causato da un coronavirus. I virus che causano l’influenza invece sono diversi dai coronavirus. Per questo i coronavirus sono chiamati anche “virus parainfluenzali”. In effetti qualche somiglianza con i virus influenzali questo coronavirus presenta. Le vie di contagio e il coinvolgimento delle vie respiratorie. Le differenze principali sono invece una maggiore facilità di contagio e la capacità di raggiungere gli alveoli polmonari in corso di infezione. Se i virus che danno raffreddore si localizzano a livello delle strutture nasali, i virus influenzali riescono a infettare anche la trachea e i bronchi ma generalmente non scendono più in basso. Il coronavirus responsabile dell’attuale pandemia può arrivare fino agli alveoli polmonari causando delle polmoniti virali primarie talvolta assai gravi. Per la cura di queste polmoniti virali attualmente non esistono farmaci e l’unico intervento efficace è l’assistenza respiratoria dei pazienti in reparti di terapia intensiva fino a quando non produrranno gli anticorpi capaci di debellare il virus. Sicuramente peggiore delle polmoniti sono le embolie polmonari legate a fenomeni di coagulazione vasale massiva che purtroppo non colpiscono soltanto i polmoni ma un po’ tutti gli organi a partire dal cervello e dai reni. In tutte queste situazioni è necessario somministrare anticoagulanti anche in forma preventiva per evitare che si organizzi la temuta coagulazione intravasale. Se per i giovani colpiti da polmoniti virali è generalmente sufficiente il ricovero nelle unità di terapia intensiva, per le persone anziane che presentano altre malattie di base come disturbi cardiocircolatori, tumori etc. il ricovero può non essere sufficiente. Ecco perché si verificano tante morti tra le persone più anziane.
Fortunatamente le complicanze polmonari non sono frequenti. Generalmente questo virus decorre asintomatico o con sintomi similinfluenzali che regrediscono in pochi giorni. Il problema vero è legato alla sua grande capacità di contagio e alle complicanze polmonari. Non conoscendo praticamente nulla di lui, non sappiamo quanti contagi riuscirebbe a fare se non controllato. Più contagi vuol dire più forme polmonari. Se le forme polmonari superassero il
numero dei posti letto dei reparti di terapia infettiva, non saremmo capaci di intervenire sui malati che sarebbero costretti a morte certa. Questa situazione drammatica non deve essere assolutamente raggiunta. Per questo le nostre autorità di governo hanno preso drastiche decisioni per cercare di rallentare i contagi. Forse potevano essere prese decisioni diverse, ma chi si si sarebbe preso il coraggio di attuarle? Una proposta che io condivido è di tenere isolati, controllati e ben assistiti gli anziani e le persone con gravi patologie e di lasciare il resto della popolazione senza alcuna limitazione di spostamenti e di lavoro, responsabilizzandola solo sulle norme di prevenzione del contagio. A questo punto la maggior parte di aiuti economici potrebbero convergere sulla sanità pubblica per creare velocemente, ed è possibile, nuove strutture e posti letti. Sarebbe oltretutto un giusto tributo alla sanità pubblica che negli ultimi dieci anni è stata depredata da una politica delinquenziale e cieca. Oggi la scelta di Conte sembra essere in ogni caso la decisione più saggia anche se tutti sappiamo che non sarà di breve durata ed economica. Io sono ottimista e intravedo un calo dei contagi. La mia previsione dovrebbe avverarsi già nei prossimi giorni di questa settimana. Il clima psicologico cambierebbe e ci darebbe un pieno di ottimismo. Ne abbiamo tutti bisogno.

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