Set 102016
Superare la dimensione economica capitalista

È possibile una forma di coesistenza tra persone che non sia determinata, come nelle nostre società oramai vecchie e malate, dalla dimensione economica capitalista? Io sono convinto che sia possibile uscire da questa dimensione in nome di regole diverse da quelle basate sulla dipendenza dalla produzione e dal consumo senza limiti, sullo sfruttamento delle risorse del pianeta senza regole, sui profitti esorbitanti per pochi e sulla povertà per moltissimi e su poteri occulti transnazionali che sfuggono ad ogni controllo. Ritengo che sia possibile passare da una società dell’avere, frammentata, egoista ed individualista, ad una comunità di persone riconciliate con valori come il rispetto, la partecipazione, la solidarietà, l’equità e la spiritualità. Si tratta di superare il concetto, oggi passivamente accettato, che l’economia sia solo un metodo di fare denaro senza limiti perché questo atteggiamento sta distruggendo l’umanità tutta, anziché emanciparla come era sembrato all’inizio. Oggi trionfa il massimo profitto e la mercificazione completa, corpi e menti comprese, un massacro globale che il filosofo francese Latouche definisce come “libera volpe in libero pollaio”. Si assiste così passivamente ad una crescente colonizzazione e economizzazione delle nostre Anime. Uscire da questa economia non può essere un processo rivoluzionario traumatico o una serie di compromessi tampone come tentano di fare i nostri politici in tanti inutili summit mondiali, ma una evoluzione lenta e costante dal basso verso una nuova visione di se stessi e dell’uomo che nel tempo sia capace di cambiare noi stessi e il mondo. Il mio progetto di cambiamento che ho chiamato “Progetto Homo Ethicus” va in questo verso. Con tenacia e impegno cerco di portarlo avanti con l’aiuto di tutti quelli che credono fermamente che non sia necessario toccare il fondo, e non sappiamo quando succederà, nella convinzione che solo dopo un collasso o proprio grazie ad un collasso, l’umanità possa risorgere. Questo vorrebbe dire non offrire ai nostri figli nessuna speranza per il loro futuro. Noi tutti dobbiamo lavorare proprio sulla speranza, ma tenendo gli occhi bene aperti affinché i nostri sogni possano trasformarsi in splendida realtà.


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